Claudio Garavelli

Si lavora per vivere
non si vive per lavorare
Io sono commercialista dal 1986, Andrea dal 2016. Ora dirigiamo insieme il nostro studio associato. Non so se era nei miei programmi trovare un socio, credo sia stato il destino a guidarci fin qui. Con gli anni ho capito che affrontare la nostra professione da soli è ormai impossibile, sono davvero troppi gli adempimenti e le attività da svolgere, senza contare che sempre più spesso siamo costretti ad adeguarci a modifiche, a volte anche sostanziali, della materia. Il confronto con un collega fidato è fondamentale. Le nuove normative stanno spingendo il nostro settore verso l’automatizzazione di gran parte dei processi, così abbiamo deciso di ampliare la nostra gamma di servizi con altri come la consulenza del lavoro. Ci siamo detti che è giunto il momento di porci come referenti unici per poter dare risposte più complete. Noi siamo entrambi molto tranquilli. Da un lato siamo sicuri di avere un bagaglio di conoscenze ampio e in continuo aggiornamento, dall’altro siamo dei veri fan della ricerca della serenità. In quest’ottica non ci preoccupiamo del futuro, sappiamo che possiamo affrontare i cambiamenti. Crediamo che sia importante vivere il presente, affrontando “una scadenza alla volta”.
L’assunto di base che ha guidato le nostre vite è proprio questo: “cercare la serenità”. Entrambi abbiamo rinunciato a delle carriere che ci richiedevano di stare per molto tempo lontano dai nostri affetti, trovo molto bella una frase che ho sentito spesso da Andrea: “Riempi le tue ore di vita e non la tua vita di ore”. Quanto detto fin qui potrebbe far credere che manchiamo di ambizione, ma non è affatto vero. C’è un detto che recita così: “La vita è come andare in bicicletta: se ti fermi cadi”. Se non si legge come una spinta alla competitività, ma come una frase motivazionale più intima, si trova il significato che ci piace e ci rappresenta: andare sempre avanti! Anche per questo mi trovo così bene a collaborare con Andrea, perché siamo sulla stessa lunghezza d’onda: non bisogna mai sentirsi arrivati, bisogna sempre cercare di fare qualcosa di nuovo. È proprio questo che stiamo cercando di fare con il nostro studio: non ci vogliamo ampliare perché abbiamo raggiunto la dimensione congeniale a noi, vogliamo aumentare la gamma di servizi offerti per dare risposte più complete. Tutto questo riusciremo a farlo senza diventare ossessionati dal lavoro, crediamo che sia giusto impegnarsi al massimo, ma ad una certa ora è giusto uscire dall’ufficio: tutti abbiamo una vita da vivere. In due, supportati da una squadra di 7 collaboratori, abbiamo raggiunto la dimensione ideale. Andrea è arrivato con anni di esperienza in grandi realtà, quindi è stato un valore aggiunto per lo studio. Lui, ad esempio, si occupa delle buste paghe, attività che prima di lui non svolgevamo affatto. Tra gli obiettivi per il futuro abbiamo quello di riuscire a selezionare i nuovi clienti alla ricerca
di più marginalità. Siamo convinti che ogni pratica che affrontiamo serve per imparare e strutturarci sempre meglio, ma ottimizzando riusciremo ad essere più efficienti. Quel che è sempre stata una regola d’oro del mio modo di lavorare è che la reputazione è più importante della retribuzione: quando si prende un lavoro va sempre portato a termine nel migliore dei modi, anche quando si ha a che fare con un cliente difficile o non pagante. Da quando siamo in due, ho smesso di parlare di lavoro con mia moglie. Immagino che per anni l’ho caricata del mio stress, ora che ho un socio posso sfogarmi con lui. Anche in questo ci assomigliamo tanto, entrambi siamo riconoscenti del supporto che riceviamo dalle nostre consorti, sono fondamentali per noi. Dallo scorso settembre sono andato in pensione come insegnante e lo stesso è stato per mia moglie. Mi piaceva molto insegnare, ho iniziato nell’85. I ragazzi son sempre ragazzi, anche se la scuola come istituzione è cambiata molto. Sono in pensione come insegnante, ma non come commercialista: non mi ci vedo a trascorrere le mie giornate a casa, mi sentirei inutile. Credo, però, che sia arrivato il momento di riuscire a prendermi più pause dal lavoro e cominciare a fare i viaggi che con mia moglie abbiamo sempre sognato. Chissà, magari riuscirò a fare delle vacanze a settembre, una nuova tradizione di famiglia.

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