Massimiliano Colantoni

Voglio essere
il rolex
dell’antincendio
Dal 2014 lavoro nell’antincendio. È un mondo che conosco da tempo, la mia famiglia se n’è occupata per anni, prima di dedicarsi ad altre attività. Io ci sono arrivato tardi e ci tengo a ribadire che sono partito dal nulla, la mia azienda non è la costola di nessuno. Alcuni grandi competitor hanno avuto questo dubbio all’inizio, ora questa fase è superata. Conto di costruire una grande reputazione, voglio dimostrare che è possibile lavorare in modo diverso, senza farsi la guerra dei prezzi, ma collaborando. Questo è un mondo ostile dove regna la rivalità. Voglio far la differenza abbattendo questa mentalità. Con i colleghi più giovani e con molti clienti, anche con qualifiche importanti, ci sto riuscendo. Sempre più spesso vengo chiamato per delle consulenze anche da responsabili della sicurezza di grandi aziende, per dare un parere tecnico sulla gestione delle situazioni complesse di alcuni clienti. La mia preparazione è sempre più nota nel settore, inizio a raccogliere quello che sto seminando. Anni fa mi sarei detto: “Massi, ma se non ci guadagni, cosa ci vai a fare”, ora ho capito che non è importante solo l’aspetto economico, ma essere riconosciuto come autorevole. Per qualcuno sono un mentore e questo mi ripaga delle ore spese in formazione. Appena aperto l’azienda, ho girato l’Italia per costruirmi un bagaglio personale fatto di mille norme, testi
forza basata su una forte preparazione teorica da mettere sul campo. La mia formazione è sempre stata una priorità. Ad esempio, il periodo di inattività dovuto al lockdown l’ho trascorso studiando, non solo materie tecniche legate al mio lavoro, ma anche marketing e business management. È stato un mese di vero terrore, non solo a livello personale, ma anche per le sorti dell’azienda. Invece di paralizzarmi o di regalarmi finalmente del tempo libero, ho intrapreso un percorso introspettivo come persona e come imprenditore. Ho deciso di farmi trovare pronto per le riaperture, per rimettere in campo qualcosa di diverso. Come da aspettativa, la ripartenza è stata con il botto, abbiamo dovuto recuperare tutto quello che non era stato fatto cercando di non accumulare ulteriori ritardi. Questo periodo ha richiesto molta lucidità, il lavoro di preparazione che abbiamo fatto ci ha permesso di non essere sovrastati dalla grande mole di lavoro e, anzi, di riuscire ad alzare ulteriormente la qualità della nostra offerta. Ad oggi ho 7 collaboratori, mi sento responsabile per loro e le loro famiglie. È stato un periodo buio, ma per loro e per me voglio che EmmeCi sia pronta ad affrontarlo se ricapita. Questo periodo ha portato un cambio di mentalità decisamente positivo. Se fino a gennaio 2019 valutavo la crescita dell’azienda solo dal punto di vista puramente analitico,
successivamente ho capito che le interazioni offrono maggiori opportunità. Ora ho la certezza che le persone possono fare la differenza. Il periodo di stop mi ha fatto capire che per crescere abbiamo bisogno di bilanciare meglio le attività, valutando giorno per giorno come ci dividiamo i lavori, cosa riusciamo a offrire ai clienti e cosa vorremmo aggiungere tra i servizi. Da qui a cinque anni questa azienda raddoppierà il personale, è l’obiettivo di tutta la squadra. Ripeto, noi non siamo quelli che due volte all’anno controllano gli estintori, non solo quello. Dicevo che da quando ho iniziato sono cambiato molto, la svolta è stata la morte di mio padre, avvenuta nel 2016. Lui era al mio fianco quando ho aperto l’attività. Era il mio confidente, una spalla su cui piangere, la persona a cui potevo esprimere le mie paure e difficoltà. Ho deciso di intraprendere questa strada, non mi resta che percorrerla nonostante le difficoltà, era il suo pensiero e lo condivido, anche se ha significato fare tutto senza l’aiuto di nessuno. Così al nostro addio gli ho fatto la mia promessa più grossa. Quel giorno mi ha cambiato, mi ha fatto capire che avevo la determinazione e la forza per andare fino in fondo. La mia attività porta il mio nome perché ho voluto metterci, fin da subito, la faccia. A tutti quelli che mi circondano, alla mia famiglia, ai miei collaboratori e a me stesso devo molto: non posso che mantenere gli impegni che ho preso. Quando mi chiedono di spiegare perché trascorro 17/18 ore al giorno al lavoro, uso una citazione di Will Smith. Lui parla delle capacità come il risultato del duro lavoro. La frase recita così: “Se entrambi saliamo sul tapis roulant … è una delle due: tu molli prima o io ci lascio la pelle. È così che funziona”. In questa frase ci trovo l’etica del lavoro, la determinazione e l’impegno a migliorarsi che mi rappresentano.

www.emmeciantincendio.it

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